Cannaiola PDF Print E-mail

250px-B Martin_IVSimon de Brion, eletto Papa nel 1281 col nome di Martino IV, finì nel Purgatorio come testimonia Dante Alighieri nella Divina Commedia, per peccati di gola, condannato alla pena di purgarsi per digiuno dalle anguille di Bolsena e dalla vernaccia. Il Papa, di origine francese, elesse come sua residenza preferita Montefiascone, cittadina che proprio il lago di Bolsena domina dall'alto e quindi con vernaccia e anguille a portata di mano. Il sommo prelato ne mangiava, in effetti in quantità industriale, tanto da morirne per grassezza e indigestione del saporito pesce di lago, come scrissero storici pontifici nel 1300. Cinque secoli più tardi lo scrittore Niccolò Tommaseo citò un epitaffio che sembra fosse riportato sulla tomba di questo Papa: gioiscono le anguille perché giace qui morto colui che, quasi fossero colpevoli di morte, le scorticava. 

Una leggenda che ancora resiste al tempo nelle campagne intorno allo "specchio" di Bolsena, dice che colpevoli, i primi a indurre il Papa al peccato, mortale in tutti i sensi, furono alcuni pescatori e contadini di Marta, località sulle sponde sud del lago. Questi "villici" gli fecero assaggiare dei lunghi e affusolati pescicatturati alla "Cannara", una strettoia del fiume Marta, dove le anguille venivano pescate dopo averle costrette a passare in una strozzature tra le canne. Il Papa all'inizio si mostrò restio, perché quegli "esseri" assomigliavano ai serpenti, che all'epoca erano simbolo di peccato. Ma vedendo con quanto appetito ed energia i contadini ci davano dentro per far fuori quei pesci peccatori, cotti lì per lì alla brace e conditi con un filo d'olio e una foglia d'alloro, accompagnandoli con robuste sorsate di "leggiadro" vino rosso locale, finì per cadere in tentazione. Quel vino contadino definito vernaccia dagli astemi storici dell'epoca,quando si usava dare un nome del vitigno più diffuso in un posto a qualsiasi tipologia di vino dello stesso luogo, era in realtà un rosso fatto con uve canaiolo , manco a farlo apposta, Cannaiola.Bolsena -38-

Oggi il ritratto del Papa e il suo nome ornano l'etichetta della "Cannaiola di Marta", Colli Etruschi Viterbesi DOC, che Antonio Castelli, fondatore dell'azienda e pioniere della Cannaiola, coadiuvato dalla figlia Debora Castelli, ha ripreso a produrre ripiantando il vitigno in una zona particolarmente adatta chiamata Rosicasasso, che a sua volta ha conglobato nel nome il vigneto stesso.

L'uva dunque ha radici antichissime e per questo rimane vaga l'origine del nome. Chi lo descrive, rifacendosi a scritti millenari, puntando sul fatto che le uve mature di canaiuola erano gradite persino ai cani. Chi fa riferimento a dies caniculares, i giorni più caldi riservati all'invaiatura, cioè al cambio di colore degli acini. Probabilmente, merita di avere più ragione chi sostiene la sua derivazione dal fatto che le vigne erano tenute dritte dalle canne, molto abbondanti in terra lacustre. Vista la quantità di tempo trascorso, rimane misteriosa pure la zona d'origine del vitigno. Si dice, col solito beneficio del dubbio, che fu portato nella zona di Bolsena, da uno dei monaci-coloni che nel Medioevo, anche dal centro Europa, calavano spesso nel Lazio, tra Roma e la vicina Viterbo, che fu per decenni anche sede papale.

 

IL MIO VINO Febbraio 2007